L e nuove frontiere della comicità, come quelle rappresentate da Fiorello o da Checco Zalone, galleggiano tutte in un sempre più raffinato ed elegante brodo musicale. Una formula che da una parte attinge alla tradizione del varietà, ma che sembra anche discendere dallo stile del teatro canzone di Gaber. Checco Zalone, nel suo «Resto umile world tour» che fa tappa venerdì e sabato al Forum, si circonda di una band virtuosa e si cimenta su due filoni: la parodia delle canzoni altrui e brani originali sempre forieri di un messaggio di provocazione e dissacrazione. Canzoni dissacranti, Vip nel mirino Fra le inedite del nuovo show spicca senz’ altro «Maremoto a Porto Cervo», realizzata sbeffeggiando la formula delle canzoni corali benefiche legate in genere a catastrofi umanitarie o naturali, con un assolo esilarante di Albano che appare in video con un testo poco casto; e pure «Samba senza culu», su una ragazza brasiliana privata per uno scherzo di natura della massa erotica posteriore. Molto comica, pur nella sua trivialità, quella dedicata a Kekko dei Modà, la cui timbrica drammatico-lacrimosa, deriverebbe, secondo Zalone, da una dolorosa colite cronica implicante imbarazzanti viavai al cesso. Nel mirino anche Roberto Saviano che è alle prese con i rifiuti, intesi non come spazzatura, ma come donne mercenarie che gli si negano. La mafia infatti, spiega Zalone, ha il controllo di tutte le ragazze, e l’ autore di «Gomorra» è costretto all’ autoerotismo. Poi Luca Medici immagina un colloquio telefonico tra Antonio Cassano e il Premier Berlusconi. Il giocatore chiama al cellulare il presidente del Milan per proporgli una ragazza. Silvio risponde sereno: «Mi hai telefonato perché sei fuori rosa?». E il giocatore rossonero, secco: «No, volevo sapere se volevi entrare nella rosa di una ragazza». Spietata la parodia di Niki Vendola, rappresentato come il nuovo messia pronto a difendere solo musulmani, rom o lesbiche e assolutamente annoiato di fronte a ogni forma di normalità. Esilaranti anche le parodie di Tiziano Ferro, Jovanotti, Carmen Consoli, Vasco Rossi, Giuliano dei Negramaro. Gusto goliardico Certo uno si vergogna un po’ a sorprendersi a ridere per una battuta tipo «Il jazz è come la scorreggia, piace solo a chi la fa». Ma Zalone (vero nome Luca Medici, 34 anni), che ha alle spalle rigorosi studi giuridici e musicali, è la dimostrazione che per fare i cretini bisogna essere molto intelligenti e avere un’ ottima formazione culturale. Il gusto fortemente goliardico della show appare chiaro fin dalla presentazione del cast: le ballerine sono «Le trombine», la band sono «I mitili ignoti». Nella sua satira Zalone è spietato anzitutto con se stesso. «Devo essere sincero: i due film che mi hanno visto protagonista mi hanno portato in tasca qualche soldino», esordisce. «Così ho fatto cose che prima non avrei mai fatto, tipo che sono andato nel mio paese di origine, Capurso, e ho pagato il canone Rai. Volevo provare, almeno una volta. Quando sono entrato nell’ ufficio, le persone mi hanno guardato male. Uno ha anche detto: "Se ti vedesse tuo nonno". Mi sono quasi vergognato. Poi sono andato nella Repubblica di San Marino, e ho aperto un conto corrente». La musica e i suoi personaggi sono l’ ariete della comicità hard di Zalone. Che proprio perchè politicamente scorretta (vedi canzone «Gli uomini sessuali») può anche non piacere.